Settantacinque a novantatré, in Montenegro, contro una squadra che l’Europa la frequenta da anni. Il Napoli Basketball ha vinto così la sua seconda partita di EuroCup e guida il girone, e lo ha fatto senza Ramsey e Totè, che continuano a mancare. Questa è la notizia. Ma la cosa che mi ha preso di più è un’altra: la squadra ha già una faccia.
Si vede dalla difesa, prima di tutto. Repesa, a fine partita, ha spiegato che il piano era controllare i rimbalzi, perché il Buducnost è più alto e più fisico sotto canestro. Quando i rimbalzi sono arrivati, è arrivato anche il resto, i contropiedi, i canestri facili, la fiducia. Poi c’è un dettaglio che da solo racconta un carattere. Con il vantaggio di venti punti, a due minuti dalla fine, ho visto questi ragazzi recuperare in difesa come se il punteggio fosse in parità. L’intensità è sempre altissima, e lo spettacolo lo fa anche questo.
In attacco colpisce l’organizzazione. Non c’è un solo giocatore che si prende la partita e gli altri a guardare, c’è un talento diffuso e messo a disposizione della squadra. Tanti giocatori sanno leggere il gioco, e quando il pallone gira così il basket diventa un’altra cosa. Spissu è stato sontuoso, undici assist, e l’alley-oop con White è stato il manifesto della serata. White ha chiuso con diciassette punti, Dowtin e Petrucelli in doppia cifra, e poi Seljaas, ventitré punti.
Per Zac lo confesso, ho un debole. È un giocatore che mi piace perchè da tutto e mi ricoda Mason Rocca per abnegazione e dedizione al gioco, uno di quelli che nelle squadre contano più di quanto dicano le statistiche. Poi quel mullet inizio anni 80 e baffo da pornodivo lo rendono un personaggio che farà innamorare tutti i tifosi azzurri.
La mia previsione, e la metto per iscritto, è che questo sarà un gruppo tosto e compatto: semifinali scudetto. Da sognatore realista. Chimica già trovata, e mancano ancora due pezzi. Repesa invita a dimenticare in fretta la serata, si gioca ogni tre giorni e l’esperienza per reggere questi ritmi va costruita. Domenica alle 17 c’è Cantù. Io mi tengo stretta una certezza: questo Napoli, a vederlo giocare, fa venire voglia di seguirlo.