Antonio Vergara ha esordito in Nazionale a Parigi, nell’1-1 contro la Francia in Nations League. Mancini lo ha mandato in campo al 62′, al posto di Pio Esposito, con i francesi avanti. Non è una partita comoda per un debutto, e proprio per questo la scelta dice qualcosa.

Dice che Mancini, tornato sulla panchina azzurra dopo il Mondiale mancato, non vuole una Nazionale di nomi ma di giocatori che sappiano cambiare una partita. Ha convocato trentaquattro calciatori, nove alla prima chiamata, e ha messo in calendario quattro gare in undici giorni. Vergara era uno dei nove. Gli serviva un centrocampista con tecnica e coraggio, uno capace di inventare, e lo ha messo dentro nel momento più difficile della serata.

Il ragazzo ha risposto con il suo calcio. Prima il lavoro senza palla, un paio di recuperi pesanti, poi lo strappo di cinquanta metri contro Upamecano, spalla a spalla, da cui nasce l’azione del pareggio di Bastoni. Nel finale ha servito Barella, che ha calciato alto. Talento, certo, ma anche personalità, che a ventitré anni, a Parigi, non si improvvisa.

Vergara è nato a Frattaminore nel 2003 ed è cresciuto nel Napoli. Poi è passato dalla Pro Vercelli e dalla Reggiana, dove si è fermato per un grave infortunio al ginocchio. È tornato, ha esordito in azzurro ad agosto 2025 e a gennaio ha segnato il primo gol in Champions, contro il Chelsea. Gattuso lo aveva già invitato a cena prima dei playoff, poi un altro stop gli ha tolto la chiamata. Mancini è arrivato a prenderlo.

Dopo la partita ha parlato di emozione e di voglia di giocare a viso aperto contro chiunque, senza paura. Il resto sono domande da pezzo vero. Mancini gli darà una maglia da titolare? E il Napoli, adesso, saprà dargli lo spazio che la Nazionale gli ha già riconosciuto?