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Napoli Velata è un film che divide e fa discutere. All’uscita dal cinema ho notato molte facce perplesse. Provo qui a dire la mia. Napoli Velata è Napoli visionaria, Napoli viscerale, Napoli illusoria, Napoli magica. Il film di Ozpetek è un lungo ammiccare ad una città misteriosa, decadente, affascinante, buia, sinuosa, sensuale, affascinante che diventa la vera protagonista del film. Niente lungomare o Vesuvio visto da Posillipo. Ma la Napoli dei vicoli, dei porticati, delle scalinate. Napoli è o non è? Essere e apparenza, quello che vedono gli occhi è la stessa materia di ciò che percepisce la nostra anima?

Napoli orientale, Napoli popolare, Napoli aristocratica, Napoli barocca, Napoli folle. Giovanna Mezzogiorno è credibile nell’interpretare Adriana, una donna lucida e razionale all’apparenza, ma nella sostanza fragile e piena di inquietudini. Una Napoli che ti inghiotte, ti fa girare la testa come quando guardi le scale liberty disegnate dall’architetto Arata nel palazzo di via Filangieri dove si dipana la trama. Napoli ti risucchia così come succede alle ceneri di Andrea interpretato da  Alessandro Borghi o alla stessa Mezzogiorno nell’ultima scena del film dove viene illusoriamente assorbita dai vicoli di Partenope. Il noir di Ozpetek ti prende, ti intriga e sa strizzare l’occhio anche ai più scettici. Hai voglia di scoprire i misteri, i legami, le possibilità di sviluppo della storia in una Napoli che ti aspetta e ti accoglie. Riferito alla tavolozza dei colori in Napoli Velata il giallo è scontato, il noir invece si riesce a percepire.

La colonna sonora è struggente, melodie orientali e canzoni della tradizione in un susseguirsi rapsodico. Arisa è poi bravissima ad interpretare un pezzo cult come Vasame che passa sui titoli di coda. Ozpetek è stato bravo a capire lo spirito contraddittorio e profondo di una città che ha piacere a rapirti facendoti perdere la testa e la cognizione della realtà. Napoli è magica ed esoterica, ti colpisce con le sue sculture e la sua arte. I delitti si consumano all’interno di un contesto artistico di eccellenza. Il MAN, Cappella San Severo, Palazzo Mannajuolo e Piazza del Gesù fanno da sfondo.

Qui da sempre si gioca con la morte, con la precarietà della vita, una partita a scacchi tra terreno ed ultraterreno. L’occhio magico è il simbolo pirandelliano della trama, una sorta di simulacro che ci svela che la verità non esiste e che dipende solo dal punto di vista da cui si guarda quello che ci sta accadendo. Il merito di Ozpetek è quello di aver svelato l’essenza di Napoli congelandola in un film che è riuscito a rivelare un aspetto che ci appartiene e pulsa anche attraverso le interpretazioni di alcuni superbi attori come Peppe Barra ed Anna Bonaiuto.