La Gatta Cenerentola non è una favola, non è un cartone animato per bambini, non ha nessuna morale da trasmettere. La Gatta Cenerentola tocca  l’animo, fa riflettere e ti fa capire che il mondo è ricordo, speranza, ma soprattutto un palcoscenico dove il male trionfa sul bene.

La Gatta Cenerentola è un film d’animazione che ha avuto un ottimo successo alla Mostra del Cinema di Venezia ’17 liberamente ispirata ad un racconto di Giambattista Basile contenuto ne Lo Cunto de li Cunti. L’adattamento di Alessandro Rak e della sua banda è poetico. La storia si svolge tutta su una nave attraccata al porto di una irriconoscibile Napoli: la Megaride, come il nome dell’isolotto su cui sorge Castel dell’Ovo. Tutto parte da un progetto visionario dello scienziato Vittorio Basile perdutamente innamorato di Napoli e della scienza. La vuole cambiare facendola diventare il centro di un progetto immaginifico, riportarla al centro dell’attenzione mondiale per la sua bellezza. Ma Napoli è così voluttuosa, tentatrice, tentacolare, ma soprattutto cattiva. Napoli ha un’anima consapevole della sua eccellenza, ma è più portata alla sua autodistruzione. Napoli è silenziosa ed ovattata da un alone grigio, ma indirizza il racconto, si vede sullo sfondo, ti ammalia con la sua canzone, con la sua musica e ti porta fino al baratro.

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La vera protagonista della Gatta Cenerentola è dunque Napoli, la città grigia che fa da sfondo a questo noir elegante e popolare. A Napoli il bello ed il bene ci sono, ma non ce la fanno ad emergere. Il male è un cancro che ci avvolge, ci consuma e ci fa morire. Anche la musica che ci accompagna per tutto il lungometraggio ci fa entrare nel mood del racconto. Una colonna sonora che ti guida e ti emoziona. Musica ed immagini che si mischiano, ma ti danno anche un pugno nello stomaco. Quella classica napoletana e le nuove sonorità si fondono in maniera elegante. La storia è accompagnata da questo pianoforte che per tutta la durata del film ci porta ad immaginare atmosfere francesi dei primi del Novecento che poi si scontrano con  la violenza del racconto e delle canzoni in cui il  “neomelodismo” diventa violento e consapevole. Una fiaba amara, che porta alla riflessione, al pensiero che il seme del male non lo puoi estirpare. La vera rivoluzione sta nella bontà che però non ce la fa a spuntarla, il lieto fine diventa solo fine. Il doppiaggio è super con Alessandro Gassmann, Massimiliano Gallo, Maria Pia Calzone, Renato Carpentieri e Mariano Rigillo. La melodia napoletana ci avvolge e le voci graffiate di Massimilaino Gallo, Enzo Gragnianiello e Dario Sansone ti fanno capire come la sofferenza, il tormento, la pazzia sono i tratti collaterali di un film assolutamente da vedere. Ma un consiglio spassionato devo darvelo: non portate i bambini a vedere La Gatta Cenerentola, non tanto per i contenuti, ma per le amare verità che il film sottende. I bambini non meritano di vedere quanto ci siamo abbrutiti e come stiamo perversamente scivolando nel baratro…