Giornalismo, fu amore a prima vista…

macchinadascrivere

Ho sempre sognato di fare il giornalista. Mi sono sempre sentito giornalista. Era un sogno ricorrente fin da bambino; mi è sempre piaciuto raccontare provando ad avere una visione più distaccata rispetto ai fatti. Cercare di evitare qualsiasi coinvolgimento. Appena ne ho avuto la possibilità mi sono subito buttato. La mia prima esperienza in assoluto è stata alla fine degli anni Ottanta. Ero al Liceo ed il professor Della Corte era il direttore-promotore de “La Voce dell’XI”. Il giornalino della scuola che divoravo ogni volta che veniva stampato. Volevo leggere anche io la mia firma in grassetto su quella pubblicazione mensile. E così presi coraggio ed andai dal professore dicendogli che avevo scritto un articolo su alcune anomalie che si erano verificate durante il viaggio scolastico a Firenze. Fui dettagliato e duro rispetto ad alcune storture dell’organizzazione. Denunciai alcune disfunzioni, scrissi che il preside ebbe un trattamento privilegiato e che c’erano state alcune situazioni poco chiare con alcuni alunni alloggiati in alberghi a due stelle ed altri in alberghi a quattro stelle. Fui molto preciso, tanto che chi lesse il mio articolo (diciamo d’inchiesta) decise di pubblicarlo. Ricordo ancora la soddisfazione che provai nel vedere tanti alunni della scuola che sfogliavano il giornale e che si soffermavano sul mio articolo. Molti si complimentarono. Ma dopo poche ore il preside mi convocò nel suo ufficio e mi fece una lavata di testa che ancora ricordo. Evidentemente ero uno che rompeva le scatole anche da minorenne. Ma non mi piegai e ricordo che comunque continuai a scrivere, e da lì non mi sono mai fermato. Ho sempre cercato di dare un taglio particolare a quello che raccontavo. Uno sguardo più distaccato, diciamo super partes, proprio come ci hanno insegnato i grandi di questa professione. Non sempre ci sono riuscito, ma il mio intento è sempre stato quello di descrivere i fatti con precisione, distacco ma soprattutto con uno sguardo disincantato, quasi ironico. Questa mi sa che è una mia di presunzione, ma ci provo sempre. Probabilmente commetto tanti errori, ma lo faccio sempre in buonafede.

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