luciodalla

Mi è sempre piaciuto Lucio Dalla, forse per il fatto che aveva il mio stesso nome e che da quando ero piccolino tutti i miei amichetti per sfottermi mi chiamavano Lucio Dalla o al massimo: Lucio…Dalla inteso come esortazione. Credevano che mi arrabbiassi invece mi esaltavo quando mi chiamavano così, Luciodalla (tutta una parola)  mi ha accompagnato per tutta la mia vita, ascoltavo le sue canzoni che sono diventate la mia colonna sonora. Le ascoltavo e mi compiacevo. Ascoltavo quei testi ed apprezzavo la genialità. Musica particolare e testi d’avanguardia. Di Lucio Dalla si è sempre detto che era vent’anni avanti ed infatti lo era. Le sue canzoni riascoltate ora sono modernissime. Alcune frasi sono impresse nella memoria e sono dei veri e propri insegnamenti di vita.

L’impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale

Lucio Dalla l’ho conosciuto, anzi per essere più preciso l’ho incrociato. Facevo l’inviato del basket, bei tempi quelli, e giravo l’Italia per seguire le partite del Napoli Basket. Ma vista la sua passione per la Virtus Bologna curiosamente non l’ho beccato al PalaDozza o a Casalecchio di Reno, ma in un autogrill, proprio di ritorno da una delle mie innumerevoli trasferte. Allora, strano a dirsi, ero abbastanza conosciuto, specie nel mondo della pallacanestro. Trasmissioni televisive, programmi radiofonici, carta stampata ed inoltre il basket andava molto bene, palazzetto sempre pieno e tutta Napoli che non vedeva l’ora di affollare il PalaBarbuto per applaudire i campioni portati in città dal presidente Maione. Fu un incontro particolare, sicuramente da raccontare. Un misto tra autoesaltazione, delusione, ammirazione. Ci fermiamo in uno dei tanti anonimi autogrill che accompagnavano i nostri lunghissimi viaggi.  Sosta obbligata, bisogno fisiologico imminente e non rimandabile. Appena esco dal bagno trovo due ali di folla che dividono il corridoio che mi guardano, tutti gli sguardi nella mia direzione. Sento un bisbiglio, un vociare che cresce “Lucio!”, “ma chissà se è lui”, “Grande Lucio”, “Lucio sei il migliore!”. Li guardavo e non capivo, credevo di vivere una realtà parallela, pensavo che era una scena non reale da film, poi pensavo ad uno scherzo con tanti attori estasiati. Il tutto sarà durato forse 10 secondi, non vedevo i miei amici colleghi nei paraggi e non volevo dare soddisfazione a quegli sconosciuti che gridavano il mio nome e che probabilmente si sbagliavano. Filo dritto, abbasso lo sguardo e mi dirigo verso l’uscita. Il tragitto sembrò più lungo del previsto perchè nella mia testa si affollavano tanti pensieri. “E se quella gente mi avesse visto in tv? E se fossero tifosi del Basket Napoli scesi da un pullman per una sosta strategica?”. Misi i piedi fuori all’autogrill e tutto mi fu chiaro. Un’illuminazione improvvisa e scoppiai a ridere, da solo! I miei amici appoggiati alla macchina che mi aspettavano ed io che ridevo. Vidi la Porsche di Lucio Dalla e capii tutto, mi girai e lui, minuto e carismatico era due metri massimo dietro di me e stava andando verso il suo riconoscibilissimo Porsche Cayenne “LA CASA DI LUCIO” griffato, vetri oscurati, cielo stellato dipinto sopra. Si dice che quella macchina avesse anche un letto ed una doccia. La leggenda della macchina di Lucio Dalla. Quando mi girai non potetti fare a meno di andargli incontro di salutarlo e di dirgli che avrei voluto solo il piacere di stringergli la mano e che la sua musica mi aveva sempre accompagnato e reso quello che ero diventato. Fu molto emozionante, capii subito che era un grande, ed ora quando sento le sue canzoni in macchina e sono da solo alzo i finestrini le canto a squarciagola e penso a quando ebbi la fortuna di stringergli la mano.

La casa di lucio