Oggi, a Napoli, l’aria cambia. Piove, ed anche il cielo forse vuole farti sentire la malinconia. La senti per strada, davanti ai fiorai, nelle file silenziose verso i cimiteri, nelle mani che portano crisantemi e lumini rossi. Il 2 novembre qui non è una data, è un sentimento. Lo è sempre stato, perché noi i morti non li abbiamo mai allontanati, li abbiamo tenuti vicini, come si fa con la famiglia. Finché qualcuno ci ricorda, non siamo del tutto andati via. La vera fine non è quando il cuore si ferma, è quando nessuno pronuncia più il nostro nome. Per me è una verità che a Napoli si respira da sempre, nel culto dei morti, nelle preghiere sottovoce, nei fiori portati anche quando fa freddo e nessuno guarda.

Ricordare, in fondo, è un modo di tenere acceso qualcosa. Un odore, una frase detta sempre allo stesso modo, un gesto che ritorna in un altro viso, una risata che ci prende all’improvviso. Sono i nostri piccoli altari privati. Non servono grandi parole, basta fermarsi un momento e lasciare che il ricordo arrivi.

Oggi fatelo. Senza fretta, senza far rumore. Pensate a chi non c’è più e dite il suo nome, anche solo dentro di voi. È un modo per dirgli che è ancora qui, e che c’è ancora posto per lui.