Lo ammetto, mi sono preso una cotta. Guardo il Napoli Basketball e mi succede quello che succede quando una cosa funziona davvero, mi illumino. Contro Venezia, 99-81 e fino a trenta punti di vantaggio, senza Brown fermo per un risentimento muscolare, ho avuto la stessa sensazione di sempre: questa squadra ha una fame difensiva che non si insegna.

La partita l’ha cambiata il terzo quarto. Quando il Napoli ha cominciato a difendere duro e a correre, per Venezia non c’è stato più niente da fare. Ramsey ha chiuso con 28 punti, Caruso, White e Dowtin in doppia cifra, e il tap-in schiacciato di White ha fatto esplodere l’Alcott Arena. Ma non sono i numeri a restarmi addosso. È la forza mentale, quella di chi arriva da viaggi pesanti in Europa, si ritrova senza un titolare, e trova comunque energia in ognuno.

C’è stato anche il ritorno di Totè, al debutto stagionale. E c’è un dettaglio su Repesa che mi è piaciuto più di tutto. Nei minuti finali la squadra ha mollato un po’, e lui non ha chiamato timeout, voleva vedere come avrebbero reagito. Poi ha detto che le squadre intelligenti non possono finire così. L’ho visto in panchina che si sbracciava e redarguiva i suoi e quasi non me lo spiegavo visto la vittoria in ghiacco. Vince di venti e cerca ancora cosa migliorare, ed è questo che mi fa pensare che la strada sia quella giusta.

Martedì, alle 20, c’è il Trentino in EuroCup. Repesa vorrebbe il palazzetto pieno ogni sera, e io, onestamente, lo capisco.