LeBron James ha fatto una sciocchezza. Partiamo da qui, così evitiamo i processi alle intenzioni. Se davvero ha tirato palline da golf nel mare davanti ai Faraglioni di Capri, non è esattamente il comportamento che ci si aspetta da uno degli sportivi più famosi e influenti del pianeta. Chi ha milioni di follower dovrebbe sapere che ogni gesto diventa un messaggio. Fine del processo. Sentenza: leggerezza. Magari anche cattivo esempio.
Poi però arriva il Codacons e, come spesso accade, riesce nell’impresa di trasformare una questione discutibile in una caricatura. Denuncia alla Procura per inquinamento ambientale. Reclusione da due a sei anni. Ecosistema compromesso. Biodiversità minacciata. A leggere certe dichiarazioni sembra che LeBron non abbia colpito qualche pallina da golf, ma abbia scaricato una petroliera davanti alla Grotta Azzurra.
E qui nasce il problema. Perché mentre i nostri mari combattono ogni giorno contro scarichi abusivi, sversamenti industriali, depuratori che non funzionano, plastica che arriva da ogni dove e imbarcazioni che trattano il Mediterraneo come una pattumiera galleggiante, l’emergenza nazionale diventano le palline da golf di LeBron James.
È il trionfo dell’indignazione selettiva. Quella che si accende quando c’è un nome famoso da mettere nel titolo e si spegne quando bisogna affrontare problemi veri, complessi e meno mediatici. La domanda, poi, resta sempre la stessa: cosa c’entra il Codacons? L’acronimo sta per Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori. Benissimo. Ma in questa storia quali sarebbero i consumatori danneggiati? I consumatori di palline da golf? Gli acquirenti di ferri da pitching? I clienti dei campi pratica?
Attenzione: criticare il Codacons non significa dire che buttare oggetti in mare sia giusto. Significa conservare il senso delle proporzioni. Una virtù che in Italia sembra sempre più rara. Perché tra il minimizzare tutto e il trasformare ogni sciocchezza in un caso giudiziario esiste una via di mezzo che evidentemente non fa abbastanza clic.
La verità è che LeBron ha fatto una cazzata. Una cazzata da ricco in vacanza, se vogliamo. Ma farlo passare per un devastatore dell’ecosistema marino appare semplicemente ridicolo.
Nel frattempo Capri, il Golfo di Napoli e i Faraglioni hanno fatto il giro del mondo attraverso i profili di una delle personalità più seguite del pianeta. Una pubblicità che milioni di territori si sognano. Certo, sarebbe stato meglio senza le palline in mare. Ma forse sarebbe ancora meglio se riservassimo la stessa furia accusatoria a chi l’ambiente lo danneggia davvero, ogni santo giorno, lontano dalle telecamere e senza milioni di follower.