A Napoli si è scatenato il solito rito collettivo: l’autoflagellazione preventiva. Appena è uscito il nome di Max Allegri, una parte della tifoseria e del circo mediatico ha reagito come se De Laurentiis avesse annunciato il ritorno del catenaccio con libero staccato, il pallone di cuoio pesante e le partite trasmesse in bianco e nero. “Gioca male”, “non valorizza”, “è superato”, “non emoziona”. Tradotto: vince senza chiedere il permesso agli esteti del tweet.
È curioso questo snobismo calcistico contemporaneo. Tutti vogliono l’allenatore “identitario”, “giochista”, “evoluto”, possibilmente con build-up dal basso e difensore che imposta in infradito. Poi però, quando arriva maggio, le coppe le alzano quasi sempre gli stessi archetipi umani: gli Ancelotti, i Mourinho, i Klopp, i Lippi. Gente che conosce il calcio non come laboratorio universitario, ma come feroce industria della vittoria.
Allegri appartiene a quella razza lì. Piaccia o no. E infatti lo criticano tutti tranne chi il calcio lo deve vincere davvero.
Il paradosso è magnifico: Napoli viene da Antonio Conte, uno che ha trasformato la sofferenza in metodo scientifico, e ora si scandalizza per Allegri, che almeno ha il pregio di vivere il calcio senza sembrare un reduce permanente di Verdun. Conte ti porta allo scudetto facendoti sentire dentro “Apocalypse Now”. Allegri magari ci prova facendoti persino dormire otto ore.
Mi dispiace per Italiano, davvero. È bravo, moderno, serio. Ma se De Laurentiis mi avesse chiesto un consiglio, gli avrei detto Allegri senza esitazioni. Perché il dopo-Conte era una trappola perfetta: o prendevi un teorico da lavagna tattica e rischiavi la decompressione totale, oppure sceglievi uno che sa stare nel potere, reggere la pressione, parlare poco e vincere abbastanza.
E poi diciamolo: fa ridere che il Napoli venga accusato di “aziendalismo” dopo aver preso uno che ha cinque scudetti consecutivi in panchina. Nel calcio italiano, dove tutti si atteggiano a rivoluzionari e quasi nessuno sa governare il caos, De Laurentiis ha fatto la scelta più impopolare e probabilmente più intelligente. Ed è proprio questo che manda tanti in bestia.