Ibra è il più grande giocatore in circolazione. Il migliore che calca ancora i terreni di gioco. Nettamente superiore a Messi e Ronaldo. La sua bacheca è priva di qualche pezzo di argenteria, manca la Champions, il campionato Mondiale o un pallone d’oro. E allora? Quello che ha fatto, fa e farà Zlatan mi basta per pensare che sia il più grande di tutti. E poi c’è anche il personaggio che si è saputo ritagliare addosso in 20 anni di carriera. Mai banale, diretto, duro, simpatico e con dei tempi comici eccezionali.

Ibra l’invincibile, il dio del calcio, quello che sfida il covid, l’atleta troppo pieno di se creando uno scudo per gli altri. Una sorta di superman che prende sotto l’ala protettrice i suoi compagni. Uno che ogni volta che scende in campo sembra dirti: non ti preoccupare ci penso io. Una sorta di Mr. Wolf della pedata mondiale. Ibra è un’icona, dal punto di vista della comunicazione ti tiene incollato allo schermo e credo che abbia una simpatia trasversale molto naturale. Un bullo simpatico alla Fonzie. Ibra sul rettangolo verde fa ancora cose incredibili, l’incedere del tempo lo ha segnato, qualche infortunio muscolare di troppo spesso e volentieri ci priva dello spettacolo che sa regalare. Però ogni volta che torna è una sorpresa. Dominante.

Zlatan ha passato tutta la vita a recitare la parte del superuomo, ma poi torna in Nazionale ed alla prima domanda sui figli si commuove e gli scende la lacrima. Anche questo fa capire quanto cuore si nasconda dietro la sua corazza. Di questi tempi dove il calciatore è una sorta di stereotipo acefalo sentirlo parlare, vederlo giocare regala ancora emozioni. Poi mi piace la sua eterna sfida al tempo, una lotta nella quale ci riconosciamo tutti. Benjamin Button si è definito. Grande Zlatan, peccato solo non averti visto con la maglia del Napoli addosso. Peccato perché nel secondo anno di Ancelotti ci sei stato davvero molto vicino.