Vedere il Commissario Ricciardi in tv mi fa un certo effetto. Il primo personaggio di Maurizio De Giovanni che ho adorato e che mi ha fatto innamorare dei suoi libri e del suo modo di scrivere. Tormentato e tenebroso, gli occhi verdi e lo sguardo afflitto di chi nasconde un segreto che lo fa vivere al di fuori della normalità. Associarlo al volto di Lino Guanciale è stato difficile, ma con il passare del tempo e con lo scorrere della prima puntata della serie in tv ci ho fatto l’abitudine e sono riuscito a sovrapporre i due volti e farmeli piacere. C’era ovviamente quello che mi ero immaginato nel divorare i circa 15 libri del Commissario in quella Napoli austera e fascista degli anni ’30 e poi c’era Lino Guanciale che interpretava Luigi Alfredo Ricciardi per i 7 milioni di telespettatori che hanno visto la puntata nella trasposizione televisiva di D’Alatri.

Il Senso del Dolore in tv comunque mi è piaciuto ed ha reso giustizia al libro. Capita raramente quando c’è una trasposizione. La serie lascia i contorni della fiction ed entra più nella sfera di un prodotto cinematografico. D’Alatri è stato bravo ma tutto il prodotto merita. La regia, la scenografia, la fotografia ed il cast sono di livello eccelso ed il successo di share e pubblico è meritato. Ora sono ansioso di vedere gli altri cinque episodi della serie sperando che queste mie sensazioni vengano confermate ulteriormente. E poi devo dare un’altra possibilità a Lino Guanciale ed il suo ciuffo birbante di assomigliare sempre di più al Luigi Alfredo Ricciardi che c’è nella mia mente.