Come sopravvivere ad un amico gourmet

sordi

Chi di voi non ha un amico novello gourmet? Uno di quelli che è stato rovinato da Masterchef, che ha in camera il poster di Antonino Cannavacciolo (ed a cui lo chef sorrentino riserverebbe un sonoro scappellotto sulla spalla anestetizzandogliela all’istante), che cerca di convincervi in ogni modo a seguirlo in gite fuori porta per andare in un ristorante visto su internet a 70 km dalla città?
I novelli gourmet sono una razza pericolosa, si aggirano tra noi, mangiano nelle nostre case, ma soprattutto, cosa ben più grave, ci invitano alle loro cene.
Li riconosci subito gli amanti del gourmet: arrivano davanti a ristoranti e pizzerie per cenare ad orari nordici, armati di smartphone alla mano. Mai mangiare dopo le 20, altrimenti lo chef è stanco e non renderebbe al massimo. Hanno trovato il locale su uno dei migliaia di siti di recensioni di utenti, e macinano chilometri per vivere un’esperienza culinaria. I più agguerriti però non si accontentano dell’opinione dell’uomo della strada, e si fidano solo dell’opinione dei  giornalista enogastronomico di grido – meglio ancora se è un food blogger con esperienze in trasmissioni televisive di successo.
In genere il novello gourmet si muove in coppia, con una fidanzata/compagna/moglie tirata a lucido per l’occasione.
Si siedono e non hanno bisogno del menù: già sanno cosa mangiare, conoscono a memoria la carta dei vini, si sono già informati sui fornitori.
Quando arrivano le pietanze per prima cosa le indagano: controllano che il cornicione della pizza nasconda il segreto di una buona lievitazione, il cornicione deve essere alveolato o niente, neanche l’assaggiano la pizza! Annusano il piatto, controllano la consistenza della bistecca con i rebbi della forchetta come se fossero uomini appena assunti dal Ris.
Li puoi riconoscere anche al supermercato. Loro non frequentano il reparto delle offerte, non comprano i prodotti di largo consumo, no: si aggirano nei reparti bio, leggono tutte le etichette, comprano il sale rosa dell’Himalaya, il cavolo rapa, la tapioca ed il topinambur. I più facoltosi non frequentano i supermercati ma solo i negozi bio, i mercati di coltivatori diretti.
Ma solo quando ti inviteranno a cena conoscerai la loro reale natura. Ai nuovi gourmet mancano i fondamentali della cucina.
Si cimentano in piatti pretenziosi, cucinati con ingredienti strani ed accostamenti che loro definiscono originali. In realtà scuociono la pasta, non sanno dosare il sale, non sanno far lievitare un casatiello. Ma non muovetegli critiche: alla prima rimostranza vi spiegheranno che non capite, che certi schemi sono stati superati, che la parte cruda è meglio di quella al dente, che il sale fa venire la pressione alta.
La categoria più pericolosa è senz’altro quella del light gourmet. Proverà in ogni modo a farvi assaggiare i suoi arancini fritti-nonfritti, a sostituire lo strutto con l’olio (ma poco), a convincervi che il ragù di seitan è più buono di quello della nonna. Cucina nel wok, la sua cucina è piena di utensili e libri di cucina: sorge il fondato dubbio non li abbia mai aperti.
Se siete amici dovete aiutarlo: portatelo a mangiare in una trattoria di poche pretese, regalategli il timer per la pasta, rescindete il loro abbonamento a Sky. Conserverete un’amicizia e salverete i suoi familiari dal ricovero per avvelenamento.

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