Donare è Vita, quando la beneficenza non è dare, ma ricevere!

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Quando ti chiamano per una manifestazione di beneficenza puoi o fare finta di avere impegni o accettare subito. Quando me l’ha chiesto il dottor Petraio, che insieme al dottor Ciro Maiello della cardiochirurgia  di trapianti di cuore dell’Ospedale Monaldi ha fondato l’associazione Donare è Vita, ci ho pensato un po’, riflettevo su una cosa: ma la mia presenza a chi giova? Però mi ha conquistato la sua forza e come crede fermamente nel suo lavoro. Poi ho capito anche perché. Donare è Vita è il nome dell’associazione ed ho visto una grande energia una volta arrivato al complesso Sportivo La Paratina. Facevo parte del Decibel Team, con Daniele che è riuscito a convogliare, tra mille difficoltà, un gran numero di personaggi del mondo dello sport e dello spettacolo. Era una festa, una bella festa con tantissime persone sugli spalti. Mi stavo divertendo, ma pensavo: dove sta la mia beneficenza, il mio contributo qual è? Sono stato un intero pomeriggio tra tante famiglie, tanti bambini e tanti amici che si sono cimentati in divertenti ed accanite partite di calcio. Poi mentre ero lì ho capito tutto. La vera beneficenza l’ha fatta l’associazione Donare è Vita a me. Certamente non io a loro! Ho conosciuto delle persone speciali. Ho conosciuto genitori di ragazzi trapiantati con lo sguardo provato ma con un sorriso sincero, ho conosciuto Francesca, la mamma di Martina, una bambina di tre anni che è in attesa del trapianto di cuore dopo che ha già lottato e vinto contro un tumore. Ora Martina, a cui era dedicata la manifestazione, è attaccata ad un cuore artificiale ed è in lista d’attesa da tantissimo tempo. I genitori vivono nello sgomento, ma anche nella speranza di ricevere all’improvviso una telefonata dove comunicano che il cuore “nuovo” è pronto. Ho conosciuto un giovane ragazzo stiloso, un ragazzo normale come ce ne sono tanti, jeans strappato, barbetta, sorriso furbo ed occhiali da sole alla moda, avrà avuto massimo una ventina d’anni, forse. Un ragazzo simpatico con tanti tatuaggi. Sul suo braccio destro c’era un cuore rosso gigante e pulsante ed una data, una data lontana, e sulla gamba aveva tatuato il volto del suo dottore. Non il Che, non Maradona, non Padre Pio, ma il suo dottore, quello che gli ha salvato la vita. Ho conosciuto anche un signore che aveva suo figlio in braccio, ha chiesto una foto con il suo piccolo cucciolo. Mi ha colpito subito perchè aveva uno sguardo triste. Mi hanno spiegato, poi, che un’altra sua piccola cucciola non ce l’ha fatta. Aspettava un trapianto che non è mai arrivato, era in lista d’attesa. Poi c’erano degli striscioni. Foto di bimbi sorridenti, Kikko vive, Gabriele Vive, ma invece non vivevano più. Ecco una giornata come questa ti arricchisce. Si esce dal proprio guscio e dalla campana di vetro sotto cui viviamo. Grazie dottor Petraio che mi hai fatto conoscere queste persone speciali anche se non me le hai presentate. Grazie per avermele messe sulla mia strada. Donare è Vita, questa è la vera beneficenza, farsi travolgere da queste storie.

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