C’è un film, Eternity, che parte da un’idea semplice e ti lascia addosso una domanda che semplice non è per niente: e se, dopo, ci fosse davvero una settimana di tempo per scegliere dove passare il resto — anzi, il per sempre? Non un paradiso già scritto, uguale per tutti, ma un modulo da compilare, un colloquio da sostenere, una scelta tutta tua. E soprattutto: con chi.
Joan, nel film, si ritrova davanti a due strade. Da una parte Larry, il marito di una vita intera, quello dei pannolini cambiati e dei mutui pagati, delle liti la sera e delle risate al mattino dopo. Dall’altra Luke, il primo amore, morto giovane, rimasto identico a come lo ricordava — perché non ha mai avuto il tempo di logorarsi. Da una parte la certezza. Dall’altra, il rimpianto mai consumato. Ed è lì che il film smette di essere una commedia leggera e diventa, per un attimo, uno specchio.
Se toccasse a te
Provo a fare lo stesso gioco, sul mio blog, con chi mi legge — e con me stesso, per primo. Se l’aldilà fosse davvero un grande ufficio del personale, con moduli da firmare e destinazioni tra cui scegliere, che eternità sceglieresti?
C’è chi sceglierebbe di tornare a un singolo giorno, vissuto già una volta, e restarci per sempre — non perché fosse perfetto, ma perché in quel giorno c’era tutto quello che serviva: una persona, un odore, una luce particolare del pomeriggio. C’è chi, invece, sceglierebbe l’ignoto: un’eternità mai vissuta, per scoprire finalmente com’è la vita mai iniziata con chi non ha mai avuto la possibilità di viverla fino in fondo. E c’è chi, semplicemente, chiederebbe di restare accanto a chi ha amato di più — a costo di lasciare fuori tutto il resto, anche i sogni che non si sono realizzati.
Non c’è una risposta giusta, credo. C’è solo la sincerità con cui uno riesce a rispondersi.
La domanda che resta
Eternity non ha la pretesa di dare risposte — è un film piccolo, gentile, che gioca leggero con un tema enorme. Ma il gioco funziona, perché in fondo è la stessa domanda che ci portiamo dietro anche da vivi, senza bisogno di aspettare la fine: cosa vale di più, l’amore che conosciamo a memoria o quello che non abbiamo mai avuto il coraggio — o il tempo — di vivere fino in fondo?
Forse la vera eternità non è un luogo da scegliere dopo. Forse è quello che scegliamo di costruire adesso, un giorno alla volta, con le persone che restano. E se un giorno mi capitasse davvero di dover compilare quel modulo, un pensiero già ce l’ho. Tu, invece, dove passeresti l’eternità? E soprattutto: con chi?