Due anni consecutivi, due film di grande ambizione artistica, due volte a mani vuote. Paolo Sorrentino – autore celebrato nel mondo, regista da estetica inconfondibile e cinema “alto” – ai David di Donatello sembra vivere una maledizione tutta italiana: molte candidature, zero statuette. È successo con Parthenope nel 2025 ed è successo ancora con La grazia nel 2026.
E qui la domanda è inevitabile: possibile che l’autore della Grande bellezza sia diventato improvvisamente irrilevante?
Per capire questa stortura bisogna ricordare un dettaglio che spesso sfugge: i David non li assegna una giuria ristretta di critici, ma l’Accademia del Cinema Italiano, cioè un corpo elettorale ampio composto da professionisti del settore. E quando votano in tanti, non sempre vince il film migliore: vince quello che mette più d’accordo.
Ed è qui che Sorrentino paga dazio. Il suo cinema è simbolico, elegante, stratificato. È un cinema che non chiede di essere capito: pretende di essere guardato. Un pregio enorme per chi ama l’arte, ma un rischio enorme quando serve consenso. Perché un film “sorrentiniano” non è mai neutro: o lo ami o ti irrita. E nelle votazioni collettive, i film divisivi finiscono spesso come lui: con gli applausi, non con i premi.
C’è poi un altro punto: Sorrentino viene percepito come un autore “internazionale”, quasi estraneo al recinto domestico del cinema italiano. E i premi, si sa, hanno un debole per l’outsider, per il volto nuovo, per la sorpresa dell’anno. Così un cinema più dimesso e minimalista – come quello di Sossai con Le città di pianura – diventa più “votabile”: meno esposto, meno ambizioso, più rassicurante.
Alla fine, più che un complotto, sembra un riflesso condizionato nazionale: celebriamo i talenti, li candidiamo, li osanniamo… e poi al momento di premiarli ci viene un dubbio improvviso, come se la bellezza fosse una cosa di cui vergognarsi.
Il risultato è quasi grottesco: Sorrentino è il regista che tutti citano per darsi un tono, ma che nessuno premia per non prendersi responsabilità. L’Accademia lo guarda come si guarda un’opera d’arte in salotto: bellissima, ma guai a toccarla.
E così, mentre i David distribuiscono statuette con generosità, Sorrentino resta fuori. Forse perché in Italia la grazia piace solo nei film. Nella realtà, dà fastidio.