Ogni estate, puntuale come una vacanza cancellata su Booking torna Temptation Island. Un gruppo di coppie si mette in gioco per testare la propria fedeltà davanti a milioni di telespettatori e a una ventina di tentatori selezionati come un team di Avengers dell’infedeltà. I tentatori hanno una elevatissima possibilità di riuscire nel loro intento. Le coppie che si presentano sono già ai titoli di coa della loro storia e probabilmente lavano i panni sporchi in pubblico solo per l’ebrezza di andare in tv e godersi i famosi 5 minuti di notorietà.
La fedeltà è sopravvalutata e ormai non viene più vista come un valore. Perché siamo così attratti da questo spettacolo di cuori infranti, pianti isterici e abbronzature perfette? Non è solo per ridere dei partecipanti. C’è di più, molto di più. Temptation Island è un po’ come un incidente stradale emotivo: non vorresti guardare, ma non riesci a distogliere lo sguardo. Guardiamo gli altri che sbagliano per sentirci migliori. È catartico.
Non c’è storytelling più efficace di un tradimento. Il reality sfrutta alla perfezione il meccanismo: suspense, tentazioni, gelosie, lacrime e rivelazioni da falò. Ogni puntata è costruita come un thriller emotivo, e noi siamo lì, a pendere dalle labbra di Filippo Bisciglia.
Temptation Island non si guarda da soli. Si commenta, si mema, si vive come evento social. È una delle poche esperienze televisive ancora corali in un mondo dominato dal binge watching solitario. E giudicare le relazioni altrui con amici e follower ci dà l’illusione di essere esperti di psicologia sentimentale.
Temptation Island ci parla delle nostre paure più profonde: essere traditi, perdere il controllo, non essere abbastanza. E ci fa anche una domanda scomoda: “E io, che farei al posto suo?”. In fondo, il programma è uno specchio sporco ma fedele del nostro rapporto con l’amore, la fiducia e la tentazione. Fa paura. Eppure lo guardiamo.
Forse Temptation Island piace perché racconta ciò che cerchiamo (o temiamo) nelle nostre relazioni: la fedeltà come prova, la tentazione come minaccia, l’amore come qualcosa che può spezzarsi. E chi riesce a salvarsi, in questo piccolo inferno tropicale, lo fa sotto gli occhi di tutti. Un po’ come noi, che tra una risata e un “io non lo farei mai”, continuiamo a guardare. E a farci, senza accorgercene, sempre le stesse domande.