Barbie è il fenomeno del momento. Non sono andato al cinema vestito di rosa come fanno praticamente tutti gli spettatori, ma ho visto il film e non me ne pento. Purtroppo non sono riuscito ad entrare nel mood giusto e quindi non ho cavalcato tutta l’esaltazione che gira intorno al fenomeno. Barbie rappresenta la nostra cultura e il lungometraggio ispirato alla bambola ideata da Ruth Handler e commercializzata dalla Mattel dal 1959 andava trattato. Però per contrastare gli stereotipi e per essere irriverente dico: il film non mi è piaciuto solo perchè non sono femminuccia e non ho mai giocato con le bambole e con il Ken?

Siamo a Barbieland e la protagonista è interpretata da Margot Robbie. La sua vita è tutta un sorriso, si confronta solo con le sue amiche Barbie, ognuna con qualità e caratteristiche specifiche. Ryan Gosling irresistibilmente e fintamente vacuo veste i panni di Ken con grande autoironia. Barbie è un film di puro intrattenimento, colorato e caotico, che diverte tanto e mette insieme elementi di commedia, musical, heist movie e racconto di formazione. Forse per questo piace molto ai bambini ed anche alle adolescenti. Ci sono anche ironia e spirito critico che si fondono e rendono il film leggero. Si mettono in discussione le regole del sistema. Maschilismo, sessismo e patriarcato si scontrano con Barbie che ha bisogno di conoscere il mondo reale cercando indipendenza ed emancipazione combattendo contro il simbolo del consumismo più sfrenato. Il discorso femminista intorno a cui ruota la narrazione è tuttavia molto elementare, basico e didascalico. Barbie scoprirà che il sessismo non solo non è sconfitto ma è vivo ancora nel mondo non ovattato di Barbieland, ma tutto intessuto di toni mielosi e canzoni e balletti da musicarello.